Moda low cost: un successo ma a caro prezzo!

Catene low cost

Dopo il successo di grandi catene di abbigliamento a basso costo come H&M e Zara, arriva in Italia anche l’irlandese Primark, colosso della moda low cost molto amato dai giovani per l’ampia offerta di capi e i prezzi bassissimi. Rinnovamento costante della collezioni, ottimo rapporto qualità-prezzo e produzione altamente competitiva sono le ragioni del successo inarrestabile di queste catene che hanno rivoluzionato l’esperienza dello shopping.

I segreti del fast fashion

Prezzi vantaggiosi, campagne promozionali smart e punti vendita modernissimi: è facile capire come queste grandi catene di abbigliamento low cost riescano ad attrarre un numero così alto di clienti in Italia, dove negli ultimi anni si è registrata una crescita del 20%, secondo quanto rilevato dallo studio condotto dalla società di consulenza Bain&Co.

Il recente arrivo di Primark nel nostro Paese ne è la conferma: la moda low cost piace sempre di più e non solo ai giovanissimi. Le catene a basso prezzo hanno rivoluzionato l’esperienza del consumatore, spingendolo verso un approccio usa-e-getta e un acquisto ripetuto durante l’anno. L’economicità dell’offerta di brand come Zara, H&M e Bershka è dovuta, prima di tutto, a un sistema di economie di scala secondo il quale vengono messe in vendita grandi quantità di articoli.

All’interno dei negozi il personale è ridotto perchè i clienti si servono da soli, mentre la produzione viene generalmente localizzata in Paesi in cui il costo del lavoro è nettamente inferiore. Per riuscire a essere sempre competitivi e produrre nuove collezioni in tempi rapidi, questi marchi si avvalgono inoltre del sistema produttivo del “make-to-stock”: acquistando i materiali necessari alla produzione prima di conoscere la richiesta del mercato, sono in grado di velocizzare la fabbricazione e rifornire i negozi di nuovi abiti ogni settimana.

Primark-1

Prezzi vantaggiosissimi:ecco però il rovescio della medaglia

Di fronte a prezzi troppo bassi, però, è lecito domandarsi se la qualità dei prodotti offerti sia sempre all’altezza.

Spesso, infatti, l’economicità di questi brand è dovuta anche all’utilizzo di materie prime scadenti e alla non adeguata retribuzione dei fornitori, generalmente collocati in Paesi come l’india, il Pakistan e il Bangladesh, dove le condizioni di lavoro sono spesso precarie. Anche la convenienza ha un prezzo.

Pubblicità

Potrebbe interessarti