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Le donne saudite raggiungono un nuovo traguardo. Se fino al 2018 non potevano condurre neanche l’automobile, oggi possono guidare i treni. Un piccolo passo verso l’emancipazione femminile in un paese nel quale discriminazioni e violenze sono purtroppo ancora all’ordine del giorno.

Le donne saudite potranno guidare i treni

Il processo di riforme che dovrebbe migliorare la condizione femminile in Arabia Saudita è iniziato ormai diversi anni fa. L’ultimo traguardo raggiunto riguarda la possibilità per le donne di guidare i treni. Una cosa da poco? Non proprio, o almeno non per un paese conservatore come l’Arabia, nel quale vige la sharia (la legge islamica). 

Solo nel 2018, alle donne non era neanche permesso di guidare la macchina. Oggi invece sono arrivate 28mila candidature per occupare 30 nuovi posto da macchinista. Questi numeri si riferiscono ad un recente bando indetto dalla compagnia ferroviaria spagnola Renfe (principale operatore ferroviario del paese).

Quei 30 posti non rappresentano solo un’occupazione ed una conseguente stabilità economica. Sono il simbolo di un’emancipazione femminile che freme. Ma potrebbero davvero essere occupati da donne? La compagnia ha fatto sapere che, per sfrondare la marea di candidature arrivate, passerà al vaglio i titoli di studio di ciascuno e privilegerà chi conosce la lingua inglese.

Ed è qui che purtroppo arrivano le note dolenti. Il tasso di alfabetizzazione delle donne saudite è al 92,7% (contro il 97,1% degli uomini) ma di esse solo il 68,9% ha conseguito una laurea. In più c’è da considerare che le scuole sono divise per sesso fino alle superiori. Solo all’università studenti maschi e femmine potrebbero interagire ma è opinione diffusa che sia disdicevole per una donna frequentare luoghi di grande affluenza maschile. Molte facoltà dunque risultano comunque precluse alle donne. Nel 2020 sono stati inaugurati 2 nuovi atenei esclusivamente femminili ma c’è ancora moltissima strada da fare.

Donne in Arabia Saudita: gender gap e diritti

L’Arabia Saudita si trova tra gli ultimi posti del Global Gender Gap Report, una classifica stilata ogni anno dal Forum economico mondiale e che fotografa la condizione femminile globale. 

Malgrado negli ultimi anni si siano susseguite una serie di notizie positive, il regno mediorientale ha ancora problemi enormi per quanto riguarda i diritti delle donne e i diritti umani in genere. Facendo una piccola carrellata dei traguardi più significativi per le donne ricordiamo che nel 2013 Bayan Mahmoud Al-Zahran diventa la prima donna avvocato. Il 12 dicembre del 2015 le donne vanno per la prima volta al voto e riescono ad eleggere 20 donne nei consigli regionali.

Il 23 giugno 2018 dopo la mobilitazione del movimento Women to drive, le saudite riescono ad ottenere il diritto a guidare l’auto ed altri veicoli a motore. In occasione dei mondiali del 2019, alle donne sarà permesso per la prima volta di assistere ad eventi sportivi. Infine, nel 2022, oltre a poter guidare i treni, le donne potranno esercitare anche la professione di tassista.

Arabia Saudita: l’immobilismo e l’opinione comune che rema contro le donne

A fronte di queste grandi conquiste rimane comunque irrisolto il tema dei temi, quello che da solo potrebbe scardinare gran parte del sistema patriarcale saudita. Stiamo parlando della figura del mahram, un tutore che svolge una serie di azioni per conto della donna che ‘tutela’.

Il mahram può essere il padre, un fratello, il coniuge o il figlio di una donna e svolge un ruolo chiave nella vita di quest’ultima in quanto è l’unico a poter dare il consenso o meno ad un matrimonio, ad un intervento chirurgico, ad un viaggio all’estero e a molte altre azioni. Le attiviste femministe ne hanno proposto in parlamento l’abrogazione ma di fatto il dibattito non è aperto.

Oltre alle regole imposte dallo stato, come la segregazione negli spazi pubblici o l’impossibilità per le donne di possedere beni materiali, c’è da fare i conti con l’opinione pubblica ed il pensiero comune che, specie nelle aree rurali, rema contro le donne. Anche se non esistono leggi specifiche a riguardo, l’autista di un autobus può rifiutarsi di far salire sul mezzo una donna. In caso di eredità, una donna può ricevere meno degli eredi maschi o addirittura non ricevere nulla. 

Secondo Amnesty International: “Negli ultimi anni si sono susseguite delle riforme volte a migliorare la condizione della donna nel Paese, ma malgrado ciò, le donne e le ragazze saudite hanno continuato a subire discriminazioni nella legge e nella prassi, senza essere sufficientemente protette da abusi sessuali e altre forme di violenza.” Sì perché non abbiamo ancora parlato di uno degli aspetti più drammatici della condizione femminile saudita. Il governo ha posto come limite minimo di età per il matrimonio i 15 anni ma in realtà anche bambine non ancora pubere vengono promesse spose a uomini adulti con il tacito benestare delle famiglie.

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