Storia di un’azienda di successo a misura di donne (e di mamme)

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Orari flessibili, smart working, chiusura alle 16:00. Può avere un futuro un’impresa che applica queste pratiche? Certo che sì! È quello che accade alla Wear Me di Virginia Scirè, imprenditrice di Castelfranco Veneto. Nata come startup nel 2019, ha resistito al terribile biennio del Covid e ora si appresta a superare il milione di euro di fatturato.

Il segreto del successo di Virginia Scirè

Virginia Scirè, oggi 43enne, è un’imprenditrice davvero tenace. Dopo una laurea in Economia, gestiva un e-commerce di abiti per bambini ma nel 2013 tutto cambia. Con l’arrivo della sua secondogenita un’amica, attenta alla sua stanchezza e alla difficoltà di gestione della neonata, la introduce al mondo del babywearing.

Con questo termine, che letteralmente significa “indossare il bambino”, si indicano tutti quei metodi per portare con sé il piccolo con l’ausilio di fasce e marsupi. Questa pratica permette alle neo-mamme di avere le mani libere, ma porta con sé anche una serie di benefici per il bimbo. Si crea un legame più profondo, lo calma e permette addirittura di stabilire il battito cardiaco e il ritmo della respirazione dei prematuri. La sua efficacia è certificata anche dalla medicina, tant’è che nei reparti di terapia intensiva neonatale si pratica la cosiddetta kangaroo therapy.

È così che Virginia Scirè si appassiona al babywearing e nel 2015 apre una community online per parlare di questo tema. Parallelamente introduce le fasce nel suo e-commerce e ben presto occupano il 50% del suo fatturato globale. Un segno, questo, che la porta a chiudere lo shop online per avviare una nuova startup nel 2019.

Wear Me: un’azienda di successo a misura di donne

L’inizio è faticoso. La banca rifiuta la sua richiesta di finanziamento perché il progetto è “poco promettente”, ma Virginia è determinata ad avviarlo comunque. Poi arriva il Covid e sul cammino di Wear Me sopraggiunge un altro ostacolo.

I prodotti ideati da Scirè sono soprattutto per l’esterno: giacche e cappotti brevettati per contenere il bimbo portato con la fascia realizzati da artigiani italiani. Ma questo non basta a fermare l’imprenditrice, che crede profondamente nel suo progetto. Prodotti di alta qualità, il sostegno dell’incubatore Social Fare di Torino e un messaggio forte hanno fatto sì che oggi l’azienda sia ancora in piedi, più forte che mai.

La forza di Wear Me sta certamente nella qualità, nella singolarità e nella durevolezza dei capi, ma a rendere davvero unica l’azienda è il modo in cui viene gestita.

Smart working, part-time, orari flessibili e chiusura alle 16:00 per venire incontro alle esigenze delle donne e delle mamme. Un qualcosa che in altri Stati è normale ma che in Italia è una vera e propria rivoluzione. 

Il modello a cui si è ispirata Virginia Scirè è quello tedesco, secondo il quale migliori condizioni di lavoro equivalgono a dipendenti più felici e produttivi. La scommessa sembra aver portato ottimi frutti alla Wear Me, che ha concluso il 2021 a 650mila euro di fatturato e quest’anno supererà il milione. Ad oggi lo staff è composto da 5 dipendenti e 6 freelance che si occupano della parte web e del marketing online.

Un esempio che dovrebbe diventare la regola, una realtà in cui una donna con figli non è un problema, ma una grande risorsa.

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