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Si discute molto di politiche inclusive, di abbattimento del gender gap e di lavoro femminile ma spesso alle parole non seguono fatti. Ora però, grazie ad una nuova legge, le cose potrebbero finalmente cambiare. È ora disponibile il bollino per la parità di genere, uno strumento per certificare le aziende virtuose che si impegnano a ridurre il divario di genere.

Che cos’è il bollino che certifica la parità di genere

Nel 2006 era stato introdotto il codice delle Pari Opportunità. Con la legge 162 del 2021 era stato messo a punto il sistema di certificazione della parità di genere ma solo ora, grazie al PNRR, è prevista l’attuazione del bollino. Ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Di un riconoscimento formale rilasciato alle imprese che dimostrano di favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Le aziende che riusciranno a garantire migliori condizioni lavorative per le donne, maggiori tutele per quanto riguarda la maternità e misure concrete per la diminuzione del gender pay gap otterranno il bollino che ne certifica l’attività virtuosa.

L’effettiva entrata in vigore della certificazione della parità di genere è prevista entro dicembre 2022, e per la messa a punto sono stati stanziati 10 milioni di euro. Sì, perché le imprese che la otterranno potranno anche beneficiare di incentivi e sgravi fiscali. Uno di questi, reso noto da il Sole 24 Ore, è che le aziende con bollino per la parità di genere potranno ottenere più punti nelle gare d’appalto pubbliche. Una novità questa, inserita nella Legge di Bilancio 2022 che segna un passo importate che premia le realtà più attente all’occupazione femminile.

Parità di genere: a che punto siamo in Italia?

Il bollino per la parità di genere è stato presentato dalla ministra per le pari opportunità Elena Bonetti. La politica ha sottolineato che: “La certificazione aiuterà le imprese nella progettazione di politiche che investono in lavoro femminile. È uno strumento che rende concreto il principio secondo cui l’investimento nel talento femminile è conveniente per il Paese ed è conveniente per il tessuto imprenditoriale.”

Ma questa nuova misura, in che contesto si inserisce? Beh, purtroppo in un’Italia in cui l’occupazione femminile è ancora molto penalizzata. Le nostre ragazze si laureano di più e con voti migliori rispetto ai ragazzi, ma il tasso di occupazione femminile si ferma ad un misero 51,2%. A parità di mansione, le lavoratrici guadagnano meno dei loro colleghi maschi e più si sale ai vertici aziendali, meno donne ci sono.

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