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Il parlamento spagnolo è alle prese con una bozza di legge molto ambiziosa e che riguarda l’ampliamento dei diritti delle donne riguardo la propria sfera sessuale e riproduttiva. Tra le tante proposte, una che sta facendo molto discutere è quella del congedo mestruale retribuito. Se dovesse passare, sarebbe la prima legge a riguardo in Europa e potrebbe dare il via ad una serie di riforme anche negli altri paesi.

Che cos’è il congedo mestruale

Sui giornali spagnoli il dibattito è acceso da settimane e anche all’interno della maggioranza non mancano le divisioni. Fulcro di encomi e polemiche è l’ambiziosa bozza di legge dal nome particolarmente significativo: Legge Organica per la Tutela dei Diritti Sessuali e Riproduttivi e la Garanzia dell’Interruzione Volontaria della Gravidanza.

Com’è facile immaginare, si tratta di un disegno di legge molto complesso, che va a toccare tutta una serie di norme che riguardano la sfera più intima delle donne. Tra le tante proposte, la bozza contiene l’abolizione dell’IVA sugli assorbenti, azione portata avanti già in altri paesi. Per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza, la nuova legge prevedrebbe l’accesso senza autorizzazione dei genitori a partire dai 16 anni. Mentre per la questione dei dolori mestruali invalidanti, si starebbe pensando a un congedo retribuito. 

Proprio riguardo al congedo mestruale il dibattito è particolarmente acceso. Il motivo principale è che non esiste in nessun altro paese, e si tratterebbe dunque di una legge i cui parametri sarebbero da scrivere da zero. In più va ricordato che in un quadro di salute generale, le mestruazioni non dovrebbero causare dolore invalidante, che spesso è anche sintomo di malattie ancora poco conosciute e delle quali spesso si fatica ad avere una diagnosi.

Malgrado ciò, la proposta di legge si avvale di dati scientifici che dimostrano che circa un terzo delle donne spagnole soffre di dolori mestruali così forti da procurare disagio e calo della produttività sul posto di lavoro. Per questo motivo, la legge intende aiutare queste donne, offrendo loro la possibilità, previa certificazione medica, di stare a casa da 3 a 5 giorni al mese.

Congedo mestruale: a che punto siamo in Italia?

Quello che si sta cercando di fare in Spagna è una vera e propria rivoluzione copernicana in fatto di salute e diritti femminili. Dall’eliminazione della tampon tax al congedo mestruale, dall’aumento dei presidi ostetrici e ginecologici sul territorio fino all’accesso libero e gratuito alla cosiddetta pillola del giorno dopo. Sono tantissime le lacune che questa legge intende colmare.

Se la maggioranza riuscirà a trovare un accordo e farla passare, questo potrebbe diventare un modello replicabile anche in altri paesi, magari iniziando proprio dal nostro, che in materia ha ancora molta strada da fare. Negli ultimi anni molti consultori e presidi sanitari locali sono stati dismessi. Per un’interruzione volontaria di gravidanza spesso si è costretti a fare chilometri in cerca di medici non obiettori e per una diagnosi di endometriosi o vulvodinia ci vogliono anni.

Sulla questione del congedo mestruale poi, nel nostro paese se n’è discusso in parlamento nel 2016, ma la legge non è mai stata approvata. Anche se sembrano 2 discorsi molto diversi, in realtà quello della salute e del lavoro sono strettamente correlati, a maggior ragione se si parla di donne. Il mondo del lavoro non è neutro e ad oggi premia gli uomini. Mentre le donne sono ancora costrette a dover scegliere tra carriera o famiglia solo perché non esiste una legislazione in grado di sostenerle.

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