Dior

Per contrastare l’emergenza coronavirus sono vitali le mascherine e i camici, presidi sanitari indispensabili per prevenire il contagio. Così, vista la grande necessità, i colossi della moda (e non solo) si sono messi a disposizione, convertendo la loro produzione.

I colossi dell’abbigliamento e della cosmetica si trasformanno

Il gruppo Inditex, di cui fanno parte Zara, Bershka, Pull & Bear e altri brand, ha messo a disposizione le proprie filiere produttive e i sistemi logistici a favore dei sistemi sanitari e sta realizzando camici e tute per il personale degli ospedali spagnoli. Ad unirsi in questa battaglia anche il colosso svedese H&M che, per aiutare a contrastare la diffusione della pandemia COVID-19, si sta rapidamente riorganizzando per produrre dispositivi di protezione individuale per medici, infermieri e operatori sanitari. Il gruppo francese LVMH produrrà, nei suoi stabilimenti di profumi Givenchy e Christian Dior, gel disinfettanti per uso medico. Esempio seguito anche dal colosso tedesco Nivea.

In Italia: i grandi marchi dell’alta moda produrranno camici e mascherine

Per combattere l’emergenza non mancano di certo i grandi nomi scesi in campo anche nel nostro Paese. Infatti, in Italia, il gruppo Calzedonia a partire da lunedì 23 marzo ha iniziato a produrre mascherine e camici. L’obiettivo è quello di arrivare a produrre 10.000 mascherine al giorno per poi aumentare la produzione nel corso delle prossime settimane.

Il brand Le Copains, attivo nel territorio emiliano-romagnolo, sta lavorando per realizzare oltre 2000 mascherine da distribuire ai dipendenti delle aziende e delle farmaceutiche e alimentari. All’elenco si aggiunge Gucci che, pur avendo già donato agli inizi dell’emergenza 2 milioni di euro, provvederà a fornire 1.1. milioni di mascherine e 55 mila camici ai medici e operatori degli ospedali della Regione Toscana. Sempre per aiutare questa regione, Prada ha convertito la produzione di uno stabilimento di Perugia arrivando a donare 80mila camici e 110mila mascherine al personale sanitario della Regione.

Inoltre, giovedì 26 marzo, Giorgio Armani, che è stato anche tra i primi a fare una donazione di 1 milione e 250 mila euro a favore degli ospedali San Raffaele, Luigi Sacco di Milano, Spallanzani di Roma e protezione civile, ha comunicato che gli stabilimenti del brand hanno iniziato a produrre camici monouso per il personale sanitario. Ermanno Scervino ha deciso di adottare per i suoi dipendenti la misura dello smartworking riconvertendo la produzione e destinandola alla creazione di mascherine.

Dalle bevande alcoliche ai gel igienizzanti

Le grandi aziende, famose per la produzione di bevande alcoliche, hanno deciso di convertire la loro produzione. Così, ad esempio, grandi colossi come l’americana Pernod Ricard, l’azienda americana conosciuta per la sua linea Absolut Vodka, ha deciso di buttarsi in questo nuovo mercato. Ma non è la sola. Infatti, l’inglese British Honey Company, produttrice di gin, rum e altri alcolici, ha dichiarato che utilizzerà la capacità inutilizzata nella sua distilleria di Worminghall, nel Buckinghamshire, per realizzare un prodotto sterilizzante per le mani. Un’altra società che ha esaudito la richiesta del governo britannico, di contribuire come si poteva all’approvvigionamento di prodotti igienizzanti, è la BrewDog, catena di pub, hotel e distilleria. Con un tweet la catena ha annunciato di aver iniziato a produrre un gel igienizzante, il prodotto, Brewgel, non è in vendita ma sarà distribuito a chi ne ha bisogno.

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