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A causa dell’imperversare dell’emergenza legata al coronavirus il Governo, in accordo con gli enti coinvolti, ha recentemente varato un nuovo DPCM. L’obbiettivo è ovviamente frenare la salita della curva epidemiologica che da settembre a questa parte ha continuato a crescere.

Il nuovo decreto prevede la suddivisione del territorio in tre aree di crescente rischio. Eppure, un dettaglio che riguarda le così dette “zone rosse” ha fatto storcere il naso a parecchie persone. Infatti, si prevede che all’interno di queste regioni i parrucchieri e i barbieri possano rimanere aperti, mentre i centri estetici sono costretti a chiudere.

Cerchiamo di capire il perché di questa decisione.

Perché i centri estetici sono chiusi e i parrucchieri no?

La decisione di chiudere i centri estetici, mentre i parrucchieri possono continuare ad operare, ha ovviamente sollevato molti interrogativi. Per capirci qualcosa in più Fanpage.it ha intervistato Stefano Binda, segretario regionale CNA in Lombardia, e Giordano Rizzola, responsabile lombardo della filiera estetica e del benessere.

Stando alle dichiarazioni di Binda “non c’è nessuna ratio nella distinzione [..] tra parrucchieri e filiera dell’estetica”. L’unica ragione sembrerebbe essere “una possibile analogia con quanto fatto dalla Germania”. Sempre a suo dire, “è una filiera nella quale di fatto non ci sono assembramenti, lavora su appuntamento”, inoltre, “da una decina di anni applica protocolli sanitari molto severi”.

In merito ad una possibile riapertura dei centri estetici si esprime Rizzola sottolineando come “la Regione non può arrogarsi il diritto di aprire attività che sarebbero chiuse”. Ma questo non significa che non si stia lavorando in tal senso e lo conferma Binda, “apprezziamo che [..] il Governo abbia riconosciuto che i parrucchieri non costituiscono filiera a rischio”, ma non basta, “bisognerebbe consentire l’apertura anche dei centri estetici”.

Cosa prevede nello specifico il nuovo DPCM?

Vale la pena ricordare anche cosa prevede il nuovo DPCM, entrato ufficialmente in vigore venerdì 6 novembre. Le regioni sono divise in tre aree di rischio: gialle, arancioni e rosse. Nelle prime il rischio è minore, mentre le ultime 2 prevedono restrizioni maggiori.

Nello specifico, nelle zone rosse è vietato ogni spostamento in entrata o uscita dalla Regione e dai Comuni, i centri commerciali sono chiusi salvo per gli alimentari, le farmacie e le edicole. Viene prevista anche la didattica a distanza al 100% dalla seconda media in poi.

Sia nelle zone rosse che in quelle arancioni rimangono chiusi tutti i negozi, salvo quelli di generi alimentari, di prime necessità e più generalmente previsti nell’Allegato 23. Bar, ristoranti, locali, pub e attività analoghe sono chiuse al pubblico, potendo però consegnare a domicilio o per l’asporto.
Per quanto riguarda la cura personale, in zona rossa rimangono aperti parrucchieri e barbieri, mentre chiudono i centri estetici. Questi ultimi possono rimanere aperti nelle zone arancioni.

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