Fabio Mancini, classe 1987, è attualmente uno dei nomi italiani più promettenti nel mondo della moda. Nato in Germania da padre italiano e madre indiana, è cresciuto a Milano, dove ha cominciato la sua carriera sfilando nientemeno che per Giorgio Armani. Nel giro di pochi anni ha raggiunto la fama, diventando un’icona del brand del noto stilista italiano e aggiudicandosi un ruolo di spicco nel panorama della moda internazionale. Ha lavorato anche per numerosi altri marchi, tra i quali, per citarne alcuni, Dolce&Gabbana, Vivien Westwood, Dirk Bikkembergs, Yamamay, Massimo Dutti.

Calca le più prestigiose passerelle a Milano, Parigi, New York e si è guadagnato un posto nella classifica di models.com dei 25 modelli più sexy del pianeta, accanto a bellissimi come David Gandy, Sean O’pry e Jon Kortajarena. Fabio Mancini è insomma diventato l’emblema del fascino e della sensualità del Bel Paese nel mondo e, in questa intervista esclusiva, racconta sé stesso e la sua vita.

Partiamo dal grande riconoscimento che ha ufficializzato la tua appartenenza all’Olimpo della bellezza ed eleganza, ovvero la permanenza ormai dal 2014 (confermata anche quest’anno) nella classifica dei 25 più sexy al mondo, secondo il portale models.com. Come ci si sente a essere riconosciuti come un sex symbol internazionale?

C’è un ragazzo semplice, con i suoi pregi e difetti, niente di speciale. C’è un ragazzo che ha sofferto molto nella sua vita. Ho dovuto prendere la vita in pugno fin da piccolo, ed è stato difficile. Ad un certo punto della mia vita son cresciuto giovanissimo con mio fratello più piccolo, con la mancanza di figure importanti come quella dei nostri due genitori e, per un periodo, non riuscivo ad arrivare a fine mese, avevo difficoltà anche a fare la spesa e non mi potevo permettere nulla. Ma si cresce e come credo nella vita, il karma torna indietro. Se sono arrivato fino qui è perché lo devo in un qualche modo alla “fame”. Fame di rivincita. Mi ero promesso che un giorno mi sarei ripreso le mie rivincite e che, senza mai scendere a compromessi, avrei dimostrato quello che avevo dentro. Questa per me è una rivincita. Non è una vittoria, ma una rivincita.

Con quasi 90 mila followers su Instagram e più di 120mila su Facebook, ritieni di essere più famoso in Italia o all’estero?

Viaggio molto per lavoro e ho sempre una meta ogni settimana, ogni mese e la maggior parte delle persone con cui sono a contatto sono all’estero suddivise fra New York, Parigi, Londra e Milano. Penso di avere più followers all’estero, in Italia c’è poca informazione sui modelli di casa nostra purtroppo. Le rubriche di moda maschile non sono seguite come quelle femminile, un peccato!

Perché?

Penso che la motivazione sia principalmente per una questione di contatti e informazione. All’estero (la moda) è sicuramente più rilevante che nel nostro paese dove la gente è soprattutto interessata al gossip televisivo, che non c’entra niente con il nostro mondo della moda.

Ti sei spesso definito un “made in Italy”. Cosa significa per te essere un “prodotto italiano” nel mondo?

Vuol dire avere nel sangue la tradizionalità, l’amore verso le persone, per il cibo e soprattutto nel sorridere ogni giorno con la consapevolezza di essere cresciuto in un Paese che ti dà in qualche modo la possibilità di esprimerti come vuoi, anche se con le ultime crisi le ultime generazioni fanno molta fatica. Sono fiero di essere italiano e cerco di portarlo all’estero nel mio lavoro con fierezza e con la massima dedizione!

La tua brillante carriera come modello è cominciata “per caso”. Vorresti raccontarci come è accaduto?

Ho iniziato la mia carriera come modello non tanto tempo fa, circa 6 anni e mezzo fa. Stavo camminando per le strade di Milano quando un agente di moda mi ha notato e mi ha chiesto se facessi il modello e se fossi interessato al mondo della moda. Questa persona, avendo contatti diretti con gli uffici di Giorgio Armani, qualche giorno dopo mi ha mandato immediatamente da loro, dove ho incontrato re Giorgio Armani che mi ha visto e mi ha confermato per le prime due sfilate di Emporio Armani e Giorgio Armani. Da allora son passate un sacco di stagioni… quasi 7 anni…

Come sei arrivato a calcare le passerelle di Giorgio Armani?

Assolutamente per puro caso e, direi, tanta fortuna! In quel periodo avevo altri problemi per la testa per via della mia famiglia, ero rimasto solo con mio fratello in una Milano che faceva quasi paura a due mezzi adolescenti come noi. Tutto è arrivato così velocemente che non potete immaginare, ero (e sono) un semplicissimo ragazzo che lavorava in un negozio di abbigliamento in centro, che guadagnava 800 euro al mese arrotondando qualcosina in più in un locale serale, dove davo una mano con la mia immagine servendo ai tavoli. Sono stato catapultato in una realtà quasi fantastica dall’oggi al domani, a calcare le passerelle della moda internazionale. Per voi questa non è fortuna?

Come è lavorare per un grande stilista come lui?

Per me è un onore. È in assoluto il più grande di tutti, un’icona leggendaria ma forse qualcosa di più per me, quasi come un padre che non ho mai avuto, perché spesso non servono i gesti o le grandi parole, ma basta uno sguardo, ciò che lui ha di magnetico. Sono un privilegiato perché non so se nessuno mai avrà più questa possibilità… non solo di lavorare con lui ma di rappresentarlo nelle sue grandi campagne in tutti i cartelloni del mondo.

Secondo te, quali caratteristiche un ragazzo deve avere per lavorare nella moda?

Penso sia molto di più un discorso mentale che fisico. Fisicamente devi avere delle caratteristiche, è vero, ma penso che il segreto sia la pazienza e molta determinazione. Ognuno fa il suo percorso e ha una storia diversa, c’è chi inizia a 18 anni e chi inizia a 22-23 come ho fatto io, c’è chi brucia le tappe prima e chi no, ma la pazienza e la determinazione sono il mio punto di forza, se vogliamo chiamarlo “segreto”. Le persone che incontri non sempre sono quelle giuste e le promesse a volte non sono sempre quelle che ti vengono dette ma la determinazione e la costanza in quello che credi ti premia prima o poi . Io, nel mio cammino, ho avuto la fortuna di trovare persone serie che hanno davvero creduto in me, ma anche tante che mi hanno messo i bastoni fra le ruote. Grandi “amici” che alla fine ti voltano le spalle. La moda è come la vita reale anche se la gente pensa che sia tutto diverso.

Cosa ne pensi dei nuovi modelli curvy che sembrano andare contro allo stereotipo del modello scolpito e palestrato?

La moda è molto strana, cambia in continuazione e spesso, per quanto mi riguarda, le scelte non sono le migliori scelte, ma è quello che la gente vuole, e alla fine la moda semplicemente segue ciò che la gente vuole.

E della polemica sui gender fluid?

Sono una persona molto aperta, ho degli ideali ma penso che la parola più opportuna a tutte queste correnti sia la parola rispetto. Una persona può essere ciò che vuole e noi, che siamo esseri umani, abbiamo la necessità di rispettare il prossimo, di vivere la nostra vita ma soprattutto di lasciare vivere. Questo è il mio modo di vivere, quindi gender fluid, bisex, gay o etero, cosa cambia? L’amore verso l’altra persona non è materia per me, ma sentimento, passione e soprattutto rispetto.

Il mito della perfezione rimane comunque la colonna portante del mondo della moda, mito che spesso è stato criticato per aver condotto molti professionisti verso deleteri disturbi dell’alimentazione, un fenomeno non solo femminile. Si parla spesso della cosiddetta “taglia zero”. Cosa ne pensi?

Per quanto riguarda l’alimentazione ho studiato all’università di Scienze Motorie e ne capisco qualcosina. Purtroppo il problema è la mala informazione, il “voler diventar come…” o “assomigliare a…” diventano informazione per gente che purtroppo se sapesse che non è una questione di quanto mangi, ma di come mangi, si capirebbero molte più cose a riguardo. I problemi ci sono è vero, è inutile nascondersi dietro ad un dito ma vi assicuro che esistono top models che mangiano tranquillamente, senza abbuffarsi, con delle regole perché, in fondo, non dimentichiamoci che questo è sempre un lavoro…

Come è cambiata la tua visione di questa professione dagli inizi a ora che ormai la conosci da più tempo?

Viverla è tutta un’altra cosa. Agli inizi pensavo che fosse tutto così immenso, mentre quando ci lavori dentro capisci che si conoscono più o meno tutti! La gente, compreso me stesso 7 anni fa, pensa che sia un mondo magico e che tutto sia magia, invece vi assicuro che non è così. La moda è come la vita reale, con persone pronte a approfittarsi di te e usarti. Sta solo a te capire chi hai davanti.

C’è mai stato un episodio che ti ha fatto pensare di lasciare il mondo della moda? Quale?

Prima che tutto esplodesse così in modo amplificato, mi chiedevo se davvero ne valesse la pensa, perche ho viaggiato per 6-7 anni con una media di 10 mesi l’anno, senza mai fermarmi, immaginate voi…

Sfilare sulle passerelle è considerato dai più una professione prettamente femminile. C’è conflittualità tra modelli e modelle?

La competizione c’è inutile negarlo, ma per quanto quanto mi riguarda non sono quel tipo di persona. Anzi, ho sempre detto che più modelli italiani esplodono meglio è per il nostro Paese! Ci vogliono forze fresche… sto diventando vecchio… (Ride).

E tra colleghi dello stesso sesso?

Assolutamente no, come ho già detto prima. Se uno ha talento e carattere esce da sé, senza troppi complotti e altro! Vi assicuro che nella mia carriera ho trovato molte persone che hanno provato a spezzarmi le ali, ma so che il bene, se fatto in determinato modo, prima o poi torna. Il male… Anche!

È vero che le modelle guadagnano di più dei modelli?

Nel mio caso non lo so, ma in generale sì. La moda è femminile, gli uomini un contorno. E per questo che dovete capire la difficoltà per un uomo di esplodere è più elevata di mille volte, sempre più che per le donne.

Dal lavoro alla sfera personale: chi sarebbe Fabio Mancini se non fosse famoso?

Sarebbe la stessa persona di adesso, semplice, amante dello sport, di una corsa al parco, della cucina ma soprattutto amante di quelle poche persone che mi circondano nella mia sfera personale. Sarebbe la stessa persona, forse un po’ meno fortunata di adesso ma pur sempre felice delle piccole cose, quelle che apprezzo di più ora, come una cena con amici o un film a casa rilassato.

Quali sono i tuo hobby e interessi?

Amo lo sport in generale, per l’appunto volevo diventare un professore di educazione fisica, insegnare ai bambini che amo! Adoro cucinare e sperimentare nuove cose ma soprattutto amo la gente, conoscerne in continuazione è stimolante e mi ha fatto soprattutto aprire gli occhi e avere una visione della vita in modo completamente differente da quella che poteva essere stata la mia educazione.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Viaggi, viaggi e ancora viaggi. Londra, Parigi, New York e Barcelona… ma sono eccitatissimo perché domani scattiamo un altro video di un progetto speciale di Giorgio Armani. Sono felicissimo!

Con i tanti impegni mondani, hai il tempo per ritagliare i tuoi spazi?

Un vecchio detto dice “volere è potere”. Insomma, se si vuole, si può tutto nella vita!

Sei fidanzato?

Ho una persona nel cuore, una donna fantastica, unica, di Bologna che riesce a non farmi pensare troppo a questo mondo che già ti assorbe in un modo da non volere fare nulla quando hai del tempo libero!

Cosa sogni per te e per il tuo futuro?

Vorrei lasciare un segno importante in questo campo, come pochi o nessuno ha fatto in passato. Chi vi viene in mente come modello che ha fatto una cosa simile in passato? Poi, vorrei essere ricordato con un sorriso, come un professionista serio e che ha avuto la fortuna di aver lavorato e rappresentato il più grande di tutti i tempi: Giorgio Armani.