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Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne e la Direzione centrale della polizia criminale ha diffuso i dati relativi a questa emergenza sottolineando che cela, in primis, un problema culturale. Quest’anno neanche il Covid-19 ha fermato i femminicidi che nei primi 9 mesi del 2020 hanno registrato un aumento del 7,3% rispetto allo scorso anno, “stesso trend in aumento se analizziamo le vittime in ambito familiare/affettivo che passano dal 68 a 77 (con un aumento del 13,2%), uccise in prevalenza da partner o ex partner (e solo per il 28% nel 2020 per mano di genitori o figli)“. In aumento anche le segnalazioni al 1522, il numero antiviolenza e antistalking, che durante il lockdown hanno subito una vera e propria impennata.

I dati relativi alla violenza sulle donne in Italia

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, a fare luce sui numeri di questa emergenza è il report diffuso dalla Direzione centrale della polizia criminale che traccia un bilancio a un anno dall’introduzione del Codice Rosso che ha introdotto nuovi reati per permettere di perseguire la violenza sulle donne. Di questi delitti, sottolinea il report, “quello che ha fatto registrare più trasgressioni (1.741 dal 9 agosto 2019 all’8 agosto 2020), spesso sfociate in condotte violente nei confronti delle vittime, è la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare (art. 282-bis cpp) o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (282-ter cpp) o la misura precautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare“.

Oltre a quello dei femminicidi già menzionato, un altro allarmante dato riguarda il revenge porn: “Dei 718 reati denunciati, l’81% hanno riguardato vittime di sesso femminile (per l’83% maggiorenni e per l’89% italiane), episodi distribuiti nell’anno con un andamento altalenante e un picco nel mese di maggio con 86 fattispecie“.

In calo le denunce dei reati spia a causa del lockdown

Per quanto riguarda i reati spia che “sono indicatori di violenza di genere (come lo stalking, i maltrattamenti in famiglia e le violenze sessuali)“, la Direzione centrale della polizia criminale ha registrato un calo rispetto al 2019, dati che “risentono evidentemente anche della difficoltà di denunciare del periodo del lockdown“. In effetti, già all’inizio della pandemia era stato lanciato un allarme in questo senso e anche sul fatto che non per tutte le donne la casa rappresentasse un luogo sicuro.

Nonostante i dati evidenzino come la pandemia abbia ostacolato le denunce delle vittime, le segnalazioni al 1522, il numero antiviolenza e antistalking del Dipartimento per le pari opportunità, hanno registrato un’impennata: “Negli ultimi anni le chiamate valide al 1522 sono state in costante aumento (…). Le chiamate hanno raggiunto incrementi elevatissimi in corrispondenza dei mesi del lockdown, con 5.031 telefonate valide dal 1° marzo a metà aprile (il 73% in più rispetto allo stesso periodo nel 2019)“. Questo dato evidenzia come il lockdown abbia impedito che a queste segnalazioni seguissero delle denunce.

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 1522 sottolinea che a chiedere aiuto non sono state solo le vittime di violenza, che restano la stragrande maggioranza (90%), ma anche i genitori delle vittime (22,3% nel 2020), i figli (15,4%) e fratelli o sorelle (11,3%). Elena Bonetti, la Ministra per le pari opportunità e la famiglia, ha assicurato “il rafforzamento dei presidi che la comunità mette in campo per proteggere le donne e accompagnarle nel percorso di uscita dalla violenza“.

Un problema culturale

Il Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli ha aperto il report della Direzione centrale della polizia criminale con un intervento che evidenzia quanto la violenza sulle donne sia un problema culturale: “La violenza di genere è un crimine odioso che trova il proprio humus nella discriminazione, nella negazione della ragione e del rispetto. Una problematica di civiltà che, prima ancora di un’azione di polizia, richiede una crescita culturale“.

Gabrielli ha anche aggiunto: “È una tematica complessa che rimanda ad un impegno corale. Gli esperti parlano di approccio olistico, capace di coinvolgere tutti gli attori sociali, dalle Istituzioni, alla scuola, alla famiglia“. E, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Polizia di Stato ha anche diffuso un video sui propri canali social per invitare le vittime a denunciare.

Guarda il video:

La Redazione di Momento Donna ricorda che per segnalare casi di violenza si può contattare il 112, numero di emergenza unico europeo, il 1522 telefonando oppure aprendo una chat sul sito https://www.1522.eu/ (attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24, accessibile gratuitamente da tutta Italia, da rete fissa e mobile, disponibile anche in inglese, spagnolo, francese e arabo), ci si può rivolgere a un Centro antiviolenza oppure si può usare l’App YouPol della Polizia.

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