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Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia lo scorso 24 febbraio, il mondo si sta mobilitando in una gara di solidarietà come non si era mai vista. Anche le associazioni italiane sono al lavoro. Una tradizione, quella dei corridoi umanitari e degli affidi per i ‘soggiorni di risanamento’, che lega il nostro paese allo stato dell’est sin dal 1986 quando, in seguito all’incidente nucleare di Chernobyl, tantissimi bambini furono accolti da famiglie italiane. E sono proprio quest’ultime che, dal giorno dello scoppio della guerra in Ucraina, stanno cercando di ricontattare quei bimbi ormai adulti.

Il filo della solidarietà tra Italia e Ucraina

In tutte le principali città italiane, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, si sono moltiplicate le manifestazioni pacifiste e i punti di raccolta per il reperimento di beni di prima necessità da inviare nel paese invaso dalla Russia. Ma, grazie ad un’intervista riportata su Il Fatto Quotidiano, scopriamo che le famiglie italiane sarebbero pronte a fare molto di più.

Federica Bezzicheri, presidente dell’associazione Bambini dell’Est (un tempo chiamata Chernobyl 2000) ha fatto sapere che da giorni riceve una montagna di telefonate. A contattarla sono le famiglie italiane che in passato avevano ospitato i bambini ucraini dopo il terribile incidente nucleare di Chernobyl. Chi ha vissuto quelle estati, certamente si ricorderà quei ‘soggiorni di risanamento’ lontano da quelle terre contaminate.

Non hanno recapiti o tanto meno informazioni, non sanno se sono ancora vivi o se sono riusciti a farsi una famiglia. Alla testata la presidente ha raccontato: “Sto ricevendo telefonate non solo da Milano ma da tutta Italia di famiglie che dicono ‘io avevo i bambini in quell’istituto, hai riferimenti? Possiamo recuperare un contatto?’”

Le famiglie italiane pronte ad accogliere

Ma questa è solo una delle tante associazioni che si sta mobilitando. In questi giorni terribili, nel capoluogo lombardo anche Soleterre, associazione che cura i bambini ucraini malati di tumore, è riuscita ad incassare l’impegno del governatore Attilio Fontana perché vengano organizzati dei corridoi umanitari per far uscire dal paese i più fragili.

Un impegno, quelle delle organizzazioni no-profit, che in realtà è partito ormai diversi anni fa. È dal 2014 infatti che molti progetti sono volti al trasferimento di orfani, disabili e indigenti dalle regioni del Donbass al nostro paese. La guerra in Ucraina ne ha solo acuito l’urgenza.

L’obiettivo è quello di creare una lista nazionale delle famiglie italiane pronte ad accogliere, per arginare l’emergenza umanitaria che si sta già manifestando ai confini dell’Europa. L’attivismo e la solidarietà individuale ci sono, ora serve un coordinamento nazionale e sovranazionale.

In questi giorni bui, anche un piccolo gesto può fare la differenza. Dalle piccole associazioni locali alle grandi ONG, dagli ospedali alla Croce Rossa fino alle organizzazioni religiose. Chi di noi avesse la volontà e la possibilità di aiutare, non esiti a contattarle.

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