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Tira un’aria decisamente nuova negli Stati Uniti d’America. Anche se l’ormai ex presidente Donald Trump è ancora sul piede di guerra, Joe Biden è a tutti gli effetti il nuovo capo di stato. Ad accompagnarlo ci sarà, per la prima volta nella storia degli USA, una donna: Kamala Harris. Ma chi è la nuova vicepresidente degli Stati Uniti?

Kamala Harris: origini, carriera, famiglia

La nuova vicepresidente di Biden incarna in sé l’essenza dell’America multietnica. Figlia di una biologa e ricercatrice oncologica indiana, immigrata negli Stati Uniti per motivi di studio, Kamala Harris nasce ad Oakland (California) nel 1964. Il padre, di origini giamaicane, è un’economista. I due futuri coniugi si conobbero a Berkeley. Come da lei stessa raccontato in questi lunghi mesi di campagna elettorale, i genitori la portavano spesso alle manifestazioni, educandola così alla rivendicazione dei diritti civili, della libertà e dell’uguaglianza. 

Kamala Harris ama definirsi una “fiera americana” ed una “guerriera felice”, convinta che l’America sia il luogo migliore in cui poter crescere e realizzarsi. Ha studiato nelle migliori facoltà americane ed ha iniziato la sua carriera come procuratrice nel 1990. Nel 2016 sbarca al Senato e il 12 agosto 2020 Joe Biden la sceglie come candidata alla vicepresidenza USA. È moglie di Dough Emhoff dal 2014. Non ha figli, ma riveste il ruolo di matrigna per i figli che l’avvocato californiano ha avuto dal suo precedente matrimonio.

Il passato da procuratrice e le critiche da parte del movimento Black Lives Metter

La candidatura di Kamala Harris a queste elezioni non è stata accolta da tutti in maniera favorevole, anzi, la sinistra più radicale l’ha fortemente criticata. Alla neo vicepresidente, in passato definita “Top Cop” per la durezza e l’intransigenza dimostrata negli anni, non viene perdonata l’attività di procuratrice. Le vicende più controverse riguardano in particolare la bocciatura dell’obbligo della body cam per la polizia e il suo “No” alle operazioni di cambio sesso per i detenuti transgender. Anche la persecuzione penale per i genitori come argine alla dispersione scolastica aveva suscitato scalpore e indignazione in alcuni. 

Durante la campagna elettorale si è schierata, come tutto il partito democratico, dalla parte del movimento Black Lives Matter. Secondo i suoi detrattori però questa sarebbe stata una mossa per nascondere il suo passato da “sceriffo intransigente” e per tentare di ingraziarsi anche gli animi più radicali ed ostili alla polizia che militano nel partito.

Tutti i primati di Kamala Harris 

La Harris ha studiato ad Howard e all’Hastings College of the Law di San Francisco. Inizia a lavorare come vice procuratrice distrettuale della Contea di Alameda. Successivamente diventa procuratrice distrettuale di San Francisco. Nel 2010 è procuratore generale della California: è la prima volta che una donna riveste quel ruolo, per giunta di colore e asioamericana.

Nel 2016 si candida alle elezioni del Senato per la successione del posto lasciato vacante da Barbara Boxer. L’8 novembre dello stesso anno vince con una larga maggioranza le elezioni, battendo l’altra democratica Loretta Sanchez. Furono le prime della storia della California senza candidati repubblicani e le prime in cui una donna afro-asioamericana entrò a far parte del Senato americano. Con la vittoria di Joe Biden, Kamala Harris è ora la prima vicepresidente americana donna della storia.

Kamala Harris e il discorso di insediamento

Dal palco di Wilmington, nel Delaware, Kamala Harris pronuncia un discorso che non poteva che ruotare intorno alle donne. Riferendosi alla madre dice: “Quando è arrivata qui a 19 anni dall’India non immaginava questo momento, ma credeva in un’America dove questi momenti sono possibili.”

Poi passa a considerazioni di carattere più universale: “Penso alle donne, alle donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche, nativo americane, che nel corso della storia di questo paese hanno aperto la strada per questo momento, si sono sacrificate per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti noi; penso alle donne nere che troppo spesso non sono considerate, ma sono la spina dorsale della nostra democrazia.”

Ed in riferimento alle suffragette che hanno lottato per il diritto al voto femminile: “Penso a tutte le donne che hanno lavorato per garantire il diritto di voto e che ora nel 2020 con una nuova generazione hanno votato e continuano a lottare per farsi ascoltare.[…] “Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità.”

In un mondo nel quale il potere politico è quasi del tutto estraneo al mondo femminile, queste parole piene di speranza e determinazione hanno un grande peso. Al di là dell’orientamento politico, delle opinioni o delle simpatie, la sua elezione è sicuramente un ottimo segno per le donne e per il lungo cammino verso l’uguaglianza e la parità di genere.

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*immagine in alto: Instagram, Kamala Harris