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Lo scorso 22 ottobre, con una sentenza della Corte Costituzionale, la Polonia ha deciso di rendere ancor più restrittiva la legge sull’aborto. Il percorso di interruzione volontaria di gravidanza delle donne polacche era già uno dei più rigidi e difficili d’Europa. Ora, se il governo non farà passi indietro, sarà illegale anche in caso di malformazione del feto.

Le proteste per la legge sull’aborto invadono le maggiori città polacche

Dal 22 ottobre, ogni giorno, le proteste per la legge sull’aborto affollano le strade di Varsavia, Cracovia e di tutte le maggiori città del Paese. A guidare le manifestazioni il movimento Ogólnopolski Strajk Kobiet (sciopero delle donne). La questione dell’aborto in Polonia è oggetto di contrasto già da molto tempo e questo è solo l’ultimo atto di una serie di restrizioni.

Ad oggi infatti, nel paese dell’est europeo, l’interruzione di gravidanza è consentita solo in caso di rischio per la vita della madre o se la gravidanza è frutto di un atto criminale come lo stupro o l’incesto. Questi casi però rappresentano solo il 2% degli aborti praticati in Polonia secondo le stime di ONG e associazioni che si occupano di maternità. La situazione ha inevitabilmente reso molto diffusa la pratica dell’aborto clandestino.

Le proteste per la legge sull’aborto e contro il governo

Ad innescare la protesta, oltre alla sentenza della Corte Costituzionale, c’è più in generale il progetto del governo ultraconservatore e cattolico di stabilire regole che limiterebbero la libertà personale.

Jarosław Kaczyński, leader del partito Diritto e Giustizia e presidente della Polonia dal 2015, in un’intervista del 2016 riportata sull’Internazionale, rilasciata all’agenzia di stampa Polska Agencja Prasowa aveva già espresso con parole durissime il proprio disegno: “Ci batteremo per assicurare che anche le gravidanze più difficili, nelle quali il bambino è condannato a morte sicura o ha gravi malformazioni, termineranno con la nascita. Così il bambino potrà essere battezzato e sepolto con un nome”. 

Il sostegno alle proteste per la legge sull’aborto

La mobilitazione da parte delle istituzioni e delle celebrità non si è fatta attendere. Tra le voci più autorevoli che si sono schierate dalla parte dei contestatori c’è quella della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. In difesa dei diritti delle donne, anche Kasia Smutniak ha voluto manifestare la propria solidarietà.

Di origini polacche e molto legata al suo paese d’origine, l’attrice e modella che vive ormai da moltissimi anni in Italia ha postato sul suo profilo Instagram la propria opinione. Ad accompagnare le foto, una didascalia – scritta in polacco, italiano e inglese – diretta al capo di governo: “Sig. Jarosław Kaczyński, Lei ha violato molte volte i confini negli ultimi anni. Come donna polacca che ha trascorso la maggior parte della sua vita all’estero, l’ho guardato da lontano. Con tristezze e orrore, ho visto che le decisioni del suo governo hanno lentamente cambiato la immagine della mia Polonia. Ciò per cui i miei genitori hanno combattuto è stato oggi violentato e calpestato . I miei figli pagheranno le conseguenze di questi giganteschi passi indietro. Come madre, donna e cittadina di questo paese, dico BASTA!”

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Fonte: Instagram, Kasia Smutniak

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*Immagine in alto: Instagram, Kasia Smutniak; dimensioni modificate