La famosa Tampon tax, l’Iva sugli assorbenti, rimane al 22%. Nonostante le battaglie degli scorsi mesi e la proposta di legge di abbassare la Tampon Tax, per quest’anno il governo non riuscirà a intervenire per modificare la tassa in modo determinante. Si è arrivati a una riduzione sui tamponi compostabili, ma non si quelli che probabilmente sono effettivamente più acquistati dalle donne. Nei giorni scorsi, 32 deputate di maggioranza e opposizione insieme a Laura Boldrini, ex presidente della Camera, avevano proposto di ridurre l’Iva al 10 % su prodotti sanitari e igienici femminili, sui tamponi e assorbenti interni ed esterni, e anche su coppe e spugne mestruali.

Ma al momento le loro azioni sembra non abbiano prodotto un cambio di rotta significativo. Neanche dopo un incontro, il 27 novembre scorso, con il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si è arrivati alla riduzione dell’imposta su tutte le tipologie di tamponi.

Perché ridurre la Tampon Tax

La proposta di modificare il decreto fiscale nasce dalla convinzione che gli assorbenti siano un bene di primaria necessità, e che l’attuale tassazione incida negativamente su tutto il nucleo familiare di una donna. Anche lo slogan del videoappello condiviso da Repubblica e realizzato nel cortile di Montecitorio il 27 novembre da alcune firmatarie dell’emendamento metteva a fuoco questo messaggio: “Il ciclo non è un lusso“.

Di abbassare la tassazione “ce lo chiedono centinaia di migliaia di donne e ragazze del nostro Paese”, ha detto Laura Boldrini nel videomessaggio che ha condiviso sulla sua pagina Facebook scrivendo: “Siamo stanche di ascoltare i commenti dei “benaltristi” e determinate a non voler retrocedere di un millimetro su questa battaglia”. Anche perché in altri Paesi la tassazione su tamponi e assorbenti è decisamente più bassa: in Francia per esempio è al 5,5 %, mentre in Belgio e nei Paesi Bassi è al 6 %. In Irlanda, Canada e Australia non esiste nessuna tassazione. L’ex presidente della Camera adesso che è stata ridotta l’Iva sui tamponi compostabili chiede al governo un ulteriore impegno, ovvero di verificare se questa riduzione “comporti reale risparmio per le donne“‬ e di “ridurre l’IVA anche sugli altri assorbenti nel 2020“.

Il taglio dell’Iva solo sui compostabili

Le mobilitazioni contro l’Iva al 22% sugli assorbenti sono iniziate diversi anni fa: il primo era stato Pippo Civati (Pd) nel 2016. Poi c’è stato l’emendamento con Laura Boldrini come prima firmataria, la petizione su Change.Org Stop Tampon Tax che ha già raccolto 260mila firme, e anche le femministe di Non una di meno si sono schierate per adeguare l’Italia ai modelli europei. L’ultima novità l’ha annunciata il Ministro Roberto Gualtieri su Twitter: “Tagliata la #tampontax. L’IVA su tamponi e assorbenti compostabili e biodegradabili passa dal 22 al 5%. Un primo segnale di attenzione per milioni di ragazze e donne nel #decretofiscale su cui abbiamo lavorato con le deputate di maggioranza di #Intergruppodonne”.

Purtroppo, però, c’è chi su Twitter ha fatto notare che il provvedimento potrebbe non sortire l’effetto sperato: “La riduzione riguarda solo gli assorbenti biodegradabili, poco reperibili e rappresentanti una piccolissima parte del mercato. Dovrebbe invece riguardare tutti gli assorbenti“. Qualcun altro fa notare che la riduzione dell’Iva sui tamponi compostabili non rappresenterebbe motivo di risparmio per le famiglie in difficoltà, visto che sarebbero tutt’altro che economici: “Praticamente quelli più costosi. Stiamo facendo uno sconto a chi si può permettere un prodotto costoso. Non è un primo passo è una presa in giro“.