Neonato con papà

Nel Pacchetto Famiglie del governo Conte, messo in campo grazie alla Legge di Bilancio 2020, ci sono novità anche per quanto riguarda il congedo parentale. Aumentano i giorni obbligatori per i neo-papà e si confermano le direttive attuate lungo lo scorso anno per le neo-mamme. Ma per un adeguamento europeo e per una concreta parità di genere sembra esserci ancora molto da fare.

Le novità 2020 per il congedo di paternità

A partire da quest’anno i giorni di congedo obbligatorio per i padri aumentano da 5 a 7, più 1 facoltativo da concordare in sostituzione della madre.

Secondo quanto previsto dalla riunione plenaria del Parlamento Europeo del 4 aprile 2019, i padri dovranno avere diritto a 10 giorni lavorativi di congedo retribuito. L’aumento a 7 giorni si inscrive dunque in un adeguamento progressivo che dovrà portare all’allineamento europeo entro il 2022. Il congedo è rivolto a tutti i padri lavoratori. Può essere utilizzato anche in via non continuativa, ma comunque entro i primi 5 mesi di vita del bambino o, in caso di adozione o affidamento, entro i primi 5 mesi di ingresso in famiglia. Per i giorni di congedo è previsto un indennizzo a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione.

Il congedo di maternità

L’idea del governo era quella di introdurre un unico congedo familiare della durata complessiva di 6 mesi, di cui l’80% coperto dalla madre e il restante 20% dal padre. Ma nonostante si parli da molto tempo di cambiamento, il congedo di maternità 2020 ricalca quello dell’anno precedente. Per le mamme lavoratrici il congedo obbligatorio rimane di 5 mesi: i 2 precedenti e i 3 successivi al parto pagati all’80% della retribuzione (in base all’ultima busta paga percepita). C’è poi la possibilità di anticipare l’ingresso in maternità e di posticipare il rientro a lavoro fino al nono mese di vita del bambino (o del suo ingresso in famiglia) previa la certificazione medica dell’effettiva necessità.

Maternità per lavoratrici autonome, discontinue o disoccupate

Il congedo di maternità destinato alle lavoratici dipendenti viene anticipato dal datore di lavoro. Per le donne che invece lavorano in maniera discontinua o che sono disoccupate, il congedo viene pagato tramite l’Assegno di Maternità dello Stato. Infine, anche le lavoratrici autonome hanno diritto alla prestazione della maternità. Il requisito fondamentale è l’obbligo di versamento di tutti i contributi previsti dalla legge. La maternità viene comunque riconosciuta in toto anche se i versamenti fossero insufficienti a coprire tutte le 5 mensilità obbligatorie del congedo.

Le donne, la carriera e la famiglia

Il gender gap (la differenza tra uomini e donne) riguardo la carriera lavorativa è ancora molto alto. In Italia le donne guadagnano mediamente il 7,4% in meno dei loro colleghi maschi. Ancora oggi, nonostante gli aiuti alle famiglie previsti dalla legge, la gran parte del lavoro di cura e gestione dei figli è destinato esclusivamente alle donne. Questo comporta un alto tasso di part-time o addirittura di abbandono del lavoro da parte delle donne una volta diventate madri. Il congedo unico potrebbe essere un passo decisivo verso l’equità e il riconoscimento di una gestione della prole condivisa. Prima ancora però forse sarebbe necessario un cambiamento di mentalità nel mondo del lavoro, che troppo spesso identifica le madri come problemi piuttosto che come risorse.