Lo smartphone in classe è vietato? Ecco cosa dice la legge

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L’anno scolastico è iniziato e con lui è tornata a farsi insistente la domanda: “Lo smartphone in classe è vietato?” La risposta non è affatto scontata specie perché ormai, dalle scuole medie in poi, la quasi totalità dei ragazzi ne possiede uno. Ma come fare a conciliare studio e interconnessione? Privacy e diritto d’informazione? Ecco cosa dice la legge.

Perché lo smartphone a scuola è un problema?

I telefoni cellulari esistono ormai da 30 anni ma da quando gli smartphone sono entrati nelle tasche di milioni di ragazzi la questione è diventata piuttosto complessa. Essi infatti, con le loro app, i social e la possibilità di scattare foto e fare video, entrano in conflitto con la didattica.

 

Gli alunni tendono a distrarsi e la scuola italiana non è ancora in grado di gestire in maniera costruttiva l’educazione digitale. Anche negli istituti più attenti e all’avanguardia, l’approccio alla tecnologia rimane limitato dalla scarsa connessione e da un programma scolastico che non integra l’uso di dispositivi nel processo di apprendimento. Potrebbe essere utilizzato per insegnare ai ragazzi a identificare le fonti in maniera critica e a distinguere le fake news dalle notizie autorevoli ma la strada è ancora infinitamente lunga. Lo smartphone a scuola è però un problema ancor più delicato se lo guardiano dal punto di vista della privacy.

Smartphone in classe: un problema gestito dalle singole scuole

Al di là della distrazione che può creare, lo smartphone a scuola è un problema perché in grado di scattare foto e fare video. La questione è strettamente connessa alla questione della privacy e dei tanti casi di cyberbullismo cui ormai la cronaca ci ha tristemente abituati. 

Per ovviare a questo problema, in molti istituti non è permesso l’uso del cellulare neanche durante le pause. I dispositivi vengono ritirati all’ingresso e riconsegnati solo all’uscita.

Un metodo un po’ estremo ma che alcuni direttori hanno applicato dal momento che non esiste una direttiva chiara. 

Cosa dice la legge?

L’unica direttiva ministeriale che legifera sulla materia è la numero 104 del 30 novembre 2007, decisamente datata. Nel testo si legge: “Dall’elenco dei doveri generali enunciati dall’articolo 3 del D.P.R. n. 249/1998 si evince la sussistenza di un dovere specifico, per ciascuno studente, di non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche.”

Ma davvero è possibile far affidamento al buon senso dei ragazzi? Certamente no, non per cattiveria ma perché è difficile che un ragazzo di 12 o 16 anni abbia piena coscienza delle conseguenze dell’uso dello smartphone in classe.

I dirigenti scolastici sono così costretti a ideare regolamenti d’istituto ad hoc mentre gli insegnanti si ritrovano spesso a dover fare i carabinieri in aula per impedirne l’uso.

Ad oggi ogni genitore dovrebbe informarsi circa le regole della propria scuola per evitare che i figli incappino in sanzioni disciplinari, spiegando loro i motivi della scelta dell’istituto. La verità però è che servirebbe un aggiornamento legislativo su scala nazionale e l’inserimento dell’educazione tecnologica nel piano di offerta formativa.

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